🧐Scopri cos’è il curve washing e come i brand lo usano per apparire inclusivi. Impara a riconoscerlo e difenditi da strategie di marketing ingannevole.
Quando l’inclusività diventa marketing
Negli ultimi anni, l’industria della moda ha abbracciato – almeno in apparenza – l’ideale di body positivity. Le passerelle si sono aperte a corpi più diversi, i social pullulano di campagne con modelle curvy e i brand sembrano finalmente parlare a tutte.
Ma è davvero così? O si tratta di una nuova forma di strategia commerciale travestita da progresso sociale? Perché questa pratica ha un nome ed è: “curve washing”!

Che cos’è il curve washing
Il curve-washing è una pratica commerciale ingannevole che include l’utilizzo di modelle curvy e l’utilizzo di un linguaggio che dichiara di vendere abbigliamento che inclusivo quando in realtà non è così.
Spesso capita che nei negozi il rifornimento taglie sia limitato, specialmente quelle per il curvy, che le vestibilità siano sbagliate (coppe incorporate negli abiti, scollature importanti o semplicemente il taglio delle spalle…scherziamo!?) e, ciliegina sulla torta, le taglie si fermano alla 52.
Spesso ci viene spiegato il peso e la paura radicate nella nostra cultura malsana (grasso = brutto) che sta dietro quei due numeri, quindi vengono adottate altri metodi per definire una taglia plus size, come la 53 o la 39, creando così confusione.
Come riconoscere il curve washing
Ecco alcuni punti per riconoscerlo:
- Il brando mostra modelle curvy solo per una campagna specifica, poi torna alla rappresentazione standard.
- L’offerta taglie resta limitata, nonostante la comunicazione “inclusiva”.
- I contenuti social sono curati solo per dare una parvenza di inclusività (ma in realtà operano in modo diverso).
- Nessuna diversità reale nei casting (corpo, etnia, età, abilità).
👉 In pratica: la comunicazione parla di inclusività, ma i fatti non la supportano.
Esempio concreto
Senza puntare il dito su singoli brand, è importante notare che questa tendenza riguarda anche marchi molto noti. Alcuni inseriscono volti curvy solo nella comunicazione digitale o nella pubblicità stagionale, ma l’assortimento nei negozi rimane escludente.
Perché è un problema
Il curve washing non è solo una strategia discutibile, ma danneggia anche chi si impegna realmente per una moda più equa. Genera frustrazione, illude le consumatrici e riduce a slogan una battaglia culturale profonda.
Spesso è anche difficile trovare a chi affidarsi, soprattutto in negozio. Trovare la giusta commessa, a volta, è cruciale sia per la vendita e la fidelizzazione della cliente. Creare un luogo dove non si è giudicati dal peso o dalla forma del proprio corpo è importante, ma cosa possiamo fare di più?
Cosa possiamo fare
Come consumatori e consumatrici possiamo:
- Verificare se un brand offre davvero taglie inclusive.
- Osservare coerenza tra comunicazione e prodotto.
- Sostenere realtà autenticamente inclusive, anche se meno mainstream.
- Parlare di questi temi, come stiamo facendo qui.

Il curve washing è una delle sfide etiche più attuali nel mondo della moda. E tu, ti sei mai sentita presa in giro da un brand “inclusivo solo a parole”?
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